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Scuola, Regione: niente Dad nei comuni “arancioni”. Caos sul rientro in presenza

SIRACUSA – L’ordinanza odierna del presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, sui collegamenti marittimi nello Stretto di Messina, contiene anche la disposizione che abroga “a decorrere dal 19 gennaio” l’articolo 2 dell’ordinanza del 7 gennaio scorso, che concedeva ai sindaci di comuni in “zona arancione” (oltre che in “zona rossa”), per il contenimento sanitario della pandemia, la facoltà di chiudere le scuole con didattica in presenza e attivare la Dad.

Facoltà di cui sono avvalsi i sindaci dei comuni siracusani in “zona arancione“, con scuole nel proprio territorio, adottando ordinanze sindacali di chiusura degli istituti di ogni ordine e grado e determinando così il ritorno a scuola del 13 gennaio con didattica in modalità a distanza, almeno fino al 19 gennaio compreso. Si attendeva oggi la decisione della Regione sull’eventuale proroga delle “zone arancioni” nei diciassette comuni aretusei in scadenza domani, per allineare le rispettive ordinanze sindacali per la Dad.

Ma già domenica scorsa, 16 gennaio, è arrivata la sospensiva del Tar di Catania rispetto all’ordinanza del sindaco di Siracusa, Francesco Italia (identica a quella dei colleghi in provincia), impugnata dal Ministero dell’Istruzione, disponendo di fatto la riapertura dal giorno successivo di tutte le scuole di ogni ordine e grado nel capoluogo di provincia. Appare consequenziale la decisione odierna del presidente della Regione siciliana, anche se lo stesso Tribunale amministrativo aveva rinviato la decisione nel merito alla camera di consiglio del 9 febbraio prossimo.

La normativa nazionale concede deroghe per la presenza a scuola solo ai comuni in “zona rossa”, mentre l’articolo 2 della precedente ordinanza di Musumeci, “abrogato a decorrere dal 19 gennaio”, introduceva la facoltà per i sindaci dei comuni in “zona arancione” o “rossa” di “adottare provvedimenti di sospensione, totale o parziale, delle attività didattiche, con conseguente adozione della Dad, secondo i protocolli in vigore, per un periodo non superiore a dieci giorni”, comunque “previo parere tecnico-sanitario obbligatorio e conforme dell’Asp territorialmente competente”.

Si è aperto nel pomeriggio un confronto serrato tra sindaci e dirigenti scolastici sul da farsi. E si attende un chiarimento al quesito, al momento in cui scriviamo senza risposte istituzionali, se nei comuni in “zona arancione” della provincia (capoluogo a parte, s’intende) si rientrerà in classe domani stesso, in fretta e furia, o ventiquattr’ore dopo?

(Foto di repertorio)


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