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Siracusa, aula consiliare “orfana” del crocifisso, decideranno i consiglieri

SIRACUSA – L’iniziativa per far ricollocare nell’aula consiliare il crocifisso spetterebbe al consiglio comunale. Questa la sintesi della risposta dell’assessore ai Rapporti con il consiglio comunale, Antonio Moscuzza, all’interrogazione presentata nei giorni delle festività pasquali dal consigliere di Progetto Siracusa, Salvo Sorbello.

Sorbello, che è anche consigliere nazionale dell’Anci, aveva interrogato l’assessore per conoscere i motivi che impediscono di riposizionare il crocifisso nell’aula consiliare, da cui era stato rimosso per consentire i lavori di ristrutturazione, ormai completati.

Sottolineando come “a nessuno sia mai venuto in mente di chiederne la rimozione” e che il crocifisso è “tutt’oggi presente in quasi tutte le aule consiliari dei comuni italiani”, Sorbello ricordava: “Il Crocifisso fa parte della storia, della tradizione culturale della nostra patria, è un simbolo della nostra identità, aperta al dialogo; non minaccia certo i principi di laicità e non mette in discussione i diritti di alcuno. Rappresenta invece tutti i valori su cui si fonda la nostra civiltà occidentale, che sono fondati sulla pace, sulla giustizia, sulla solidarietà. Anche la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha considerato il Crocifisso come espressione dell’identità culturale e religiosa dei Paesi di tradizione cristiana. La scelta di ricollocare il Crocifisso nell’aula del Vermexio – concludeva Salvo Sorbello – è inoltre in piena consonanza con la storia millenaria di Siracusa, che è una storia con una profonda anima cristiana, testimoniata da Santa Lucia e dalle Lacrime della Madonnina”.

L’assessore Moscuzza, in risposta, precisa: “Sull’argomento specifico, l’interlocuzione del consigliere non può che essere rivolta al Presidente, o alla valutazione che i rappresentanti della volontà popolare pensassero di dare in base alla propria sensibilità e alla propria coscienza. A supporto di questa mia riflessione mi sorregge il convincimento, tra l’altro, che l’aula in questione rimane, per definizione, di esclusiva gestione degli eletti dai cittadini e solo a quest’ultimi è concesso decidere sulle iniziative da intraprendere”.

Quindi esprime delle considerazioni “a livello esclusivamente personale”: “Accertato che non possa trattarsi solo di mera dimenticanza successiva al termine dei lavori, colgo l’occasione per significare che, ove il principio della laicità dello Stato e quindi delle istituzioni che lo rendono presente nell’ambito del territorio dovesse prevalere sulla cultura e sulle ineludibili origini cristiane della città che ci onoriamo di rappresentare e servire, la collocazione del crocifisso nell’aula consiliare, alle spalle dello scranno più alto, non offende né osteggia l’azione politico amministrativa di quanti si prodigano per la collettività”.

Avallando di fatto la tesi di Sorbello, aggiunge: “Esso, infatti, rappresenta ed esprime, se non l’adesione alla fede, quantomeno la necessità di un impegno costante nella direzione del bene comune che mai si potrà realizzare ove si volesse prescindere dal rispetto dell’uomo in quanto tale. Non una minaccia, dunque, né tantomeno una professione di fede: il crocifisso è l’uomo che soffre, è il siracusano che soffre e che attende risposte. Pertanto, a parere del sottoscritto, ricollocare il crocifisso là dove la storia, la tradizione e la cultura lo hanno sempre posto e visto, non è riempitivo di uno spazio sotto il profilo ornamentale, bensì indicativo di un senso e di un fine ultimo dato dall’uomo, indipendentemente dal colore della pelle, della fede, della cultura e dello stato sociale”.

(foto generica)


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