Cronaca

Siracusa, “falsi” part time per la metà dei dipendenti, imprenditore denunciato dai Nil

SIRACUSA – A conclusione dell’attività investigativa, avviata nel 2018 e conclusasi recentemente, i carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro (Nil), d’intesa col dirigente dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Siracusa, hanno denunciato in stato libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa il titolare di una impresa di servizi del settore terziario per la presunta violazione dell’art. 603 bis del codice penale, contestandogli di aver sottoposto a “sfruttamento lavorativo” cinque dipendenti su dieci.

In particolare, i carabinieri del Nil, coadiuvati dai colleghi del comando provinciale di Siracusa, hanno scoperto che i dipendenti in questione, tutti addetti alle mansioni di magazziniere, sarebbero stati assunti con contratti part time di 20 ore settimanali ma svolgevano un numero di ore di lavoro maggiore. Secondo i carabinieri, la paga oraria stabilita con i lavoratori, peraltro, era di 6 euro l’ora ed era omnicomprensiva, cioè conteneva la quota parte di 13ª, 14ª, ore di permesso retribuito e ferie non godute. In tal modo i dipendenti non avrebbero maturato alcun trattamento di fine rapporto.

Le spettanze economiche erogate ai dipendenti ammontavano mediamente intorno a 600 euro mensili, abbondantemente al di sotto delle retribuzioni per il lavoro effettivamente svolto, che avrebbero dovuto essere intorno a 1.000 euro. Secondo gli accertamenti del Nil, i dipendenti avrebbero lavorato il 25 per cento in più delle ore segnate e, in caso di assenza per malattia o ferie, il datore di lavoro avrebbe decurtato loro la retribuzione.

Alcuni dei lavoratori, poi, sarebbero stati costretti a raggiungere la sede di lavoro sita ad oltre 50 km dal luogo di abituale residenza, con evidente aggravio economico a proprio carico. Causa di tale disagio, stanti le informazioni acquisite, sembrerebbero essere state le ripetute lamentele dei dipendenti, in ultimo reiterate al datore di lavoro tramite una associazione sindacale.

Secondo quanto denunciato, il datore di lavoro avrebbe, quindi, posto in essere la strategia di creare disagio ai dipendenti, “a scopo ritorsivo”, invitandoli più volte a dimettersi se non volevano accontentarsi di quanto gli veniva dato.

Atteso che il servizio di logistica era stato assegnato all’imprenditore da un ente pubblico a seguito di gara d’appalto, i conseguenti accertamenti hanno consentito di accertare che l’azienda in questione avrebbe sbaragliato la concorrenza e vinto l’appalto grazie ad un “ribasso troppo esagerato” e che, per far fronte al servizio, avrebbe decurtato illecitamente gli stipendi dei dipendenti per rientrare nelle spese previste.

Per quanto riguarda le spettanze economiche, i cinque dipendenti si sono avvalsi della conciliazione in sede sindacale, chiudendo il contenzioso in via stragiudiziale, tuttavia i carabinieri si riservano di avviare accertamenti per verificare la congruità delle intese raggiunte in sede conciliativa.

Per gli aspetti penalmente rilevanti contestati, invece, sarà l’autorità giudiziaria a valutare i fatti e ad adottare i provvedimenti del caso.

(Foto generica)


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