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Siracusa, il reliquiario della Madonna delle Lacrime in visita all’ospedale. Don Aprile: “Andare incontro a chi soffre”

SIRACUSA – “La malattia fa parte della vita, è nella natura della creatura umana, è nel suo limite: accettare la vita è sapere accettare anche la malattia, dietro la quale c’è la persona che soffre perché tormentata da un dolore fisico e spirituale”. E’ uno dei passaggi più importanti dell’omelia che questa mattina don Raffaele Aprile, responsabile dell’ufficio diocesano per la Pastorale della Salute,  ha tenuto nella parrocchia San Luca Evangelista. L’occasione è stata data dalla visita del reliquiario della Madonna delle Lacrime all’ospedale “Umberto I” nell’ambito dell’iniziativa denominata “Maria e gli infermi”. Ad accogliere la preziosa teca è stato il parroco fra Gabriele Falzone, insieme ai ministri straordinari e ai volontari delle associazioni di Avo, Avulss e Bambi. Presenti anche i gruppi “Prematuri”, oltre ai medici e agli infermieri che operano all’interno del nosocomio aretuseo.

Poi la breve processione d’ingresso e, dopo un momento di preghiera, il reliquiario è stato portato nei vari reparti dell’ospedale, dove è stato accolto dai degenti e da personale sanitario. Contestualmente, si è svolta in chiesa l’adorazione eucaristica e, nella tarda mattinata, don Aprile ha celebrato la Santa Messa, insieme con don Falzone. Presenti anche i diaconi del Santuario Nino Pulvirenti, Franco Balistreri e Dino Di Stefano, membri della commissione dell’ufficio per la pastorale della salute.

“Andare incontro e servire chi soffre – ancora parole pronunciate da don Aprile nella sua omelia – è compito precipuo di ogni cristiano degno di questo nome. Gesù non è rimasto insensibile di fronte ai dolori dei malati, e i segni da lui compiuti lo testimoniano: ha guarito ciechi, lebbrosi e paralitici che, con grande fede, hanno chiesto il suo aiuto. Le sofferenze causate a Gesù da una umanità malata spiritualmente sono state superate e vinte dalla sua Resurrezione. Farci prossimi, dedicare tempo ai malati è dare fiato alla vita, è caricare di speranza chi è aggredito dal male fisico e morale. Fare scoprire attraverso la malattia la presenza di Gesù nella nostra vita è portare gioia dove c’è tristezza, pace dove c’è desolazione e morte. Mette tristezza – ha aggiunto don Raffaele Aprile – visitare delle case di riposo per anziani dove questi, non autosufficienti, vengono lasciati soli e abbandonati dalle persone care in attesa che arrivi liberatrice la morte. E gli ospedali, le case di cura, sono oggetto della nostra premura? Si respira in essi aria di vita? C’è la presenza amorevole dei sacerdoti e dei volontari che amano porsi al servizio della vita? La felicità non sta nell’accumulare beni ma nel fare ogni giorno la volontà di Dio, servendo ogni nostro fratello che è nel bisogno, e non preoccupandoci del domani perché, come recita anche il Vangelo di oggi, “a ciascun giorno basta la sua pena” e il cristiano – ha concluso il sacerdote – deve sempre affidarsi a Dio, che è Padre e ha cura di noi suoi figli”.

Al termine della messa, i ringraziamenti di rito e la benedizione con il reliquiario della Madonna delle Lacrime.


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