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Siracusa, lettera di ringraziamento tre anni dopo. Il giornalista Dente: “Sono vivo grazie all’Uoc di Cardiologia”

SIRACUSA – Riceviamo e pubblichiamo integralmente qui di seguito una lettera aperta di Prospero Dente, giornalista siracusano nonché segretario provinciale di Assostampa. Intende ringraziare l’Unità operativa complessa di Cardiologia dell’ospedale “Umberto I” di Siracusa (nella foto di repertorio) e i suoi medici per l’assistenza ricevuta nella qualità di paziente tre anni fa, facendolo adesso perché è in procinto di intraprendere l’itinerario portoghese del Cammino di Santiago.

La missiva è indirizzata, oltre che agli organi di stampa, al direttore generale dell’Asp Salvatore Lucio Ficarra, al direttore sanitario aziendale Salvo Madonia e per conoscenza al direttore Uoc Cardiologia dell’ospedale “Umberto I” Marco Contarini.

“Egr.i dottor Salvatore Lucio Ficarra e dottor Salvatore Madonia,

il prossimo 26 agosto partirò per il Cammino di Santiago; percorrerò il tratto portoghese centrale. Vado ad esaudire un desiderio antico e chiudere un triennio importante. E fino a qui – concordo – non interesserà a molti.

Io, però, lo devo scrivere e condividere perché se oggi sono riuscito a preparare uno zaino da 40 litri, leggere e studiare cartine e tragitti, indossare scarpe da trekking, lo devo all’Unità operativa complessa di Cardiologia dell’Ospedale “Umberto I” di Siracusa. Potrei dire che la mia vita – senza nessuna intenzione di essere blasfemo – è segnata da un tempo a.C. e da un altro d.C. La C, in questo caso, sta per Contarini. È lui il direttore di quel reparto dove la vita scorre in tre ambienti diversi: l’emodinamica, l’Utic (terapia intensiva) e cardiologia. Ho conosciuto lui e il gruppo che si sbatte da mattina a sera all’inizio dell’estate di tre anni fa; era ancora il 4 giugno 2019 a.C. Giorni nuovi, inattesi, trascorsi tra monitor, il freddo della sala “spaziale” dove si interviene, ancora monitor e poi il reparto “normale”, quello che quando ci arrivi pensi che, ormai, sta per finire.

Il 10 giugno 2019 d.C. le dimissioni. Mi sentivo talmente bene che dissi a Marco Contarini che volevo fare il Cammino di Santiago. Lui mi guardò appena e con le mani fece il cenno che consiglia di aspettare e star calmo. E aveva ragione. perché poco più di un mese dopo – il 17 luglio 2019 d.C. – la dottoressa Maria Sanfilippo, cardiologa di quell’incredibile staff, grazie ad una perizia mai vista prima, scoprì che, in effetti, non era il caso di intraprendere il Cammino. Da lì giorni difficili fatti di scelte e valutazioni delicate. Quindi, indirizzato da Marco Contarini, il viaggio “premio” all’I.R.C.C.S. Policlinico di San Donato Milanese. Un intervento di 4 ore, una degenza tranquilla, il ritorno a casa nel pomeriggio del 24 dicembre 2019 d.C.

Ora, a poco più di due settimane dalla partenza per Oporto, non posso tacere tutto questo: sì, sono vivo grazie all’Unità operativa complessa di Cardiologia dell’Ospedale “Umberto I” di Siracusa. Potrei citare ognuno di loro, medici e personale infermieristico. Ne scelgo uno per tutti, il dottor Giorgio Sacchetta, cardiologo interventista, il primo che ho avuto il piacere di conoscere in sala emodinamica e il primo che ha sbattuto il pugno sul tavolo incredulo di quanto io mi fossi trascurato negli anni precedenti. Quelli bravi dicono che un viaggio comincia quando inizi a pensarlo. Il mio – adesso lo so – è iniziato la mattina del 4 giugno di tre anni fa. Per questo voglio dedicare questo Cammino a loro e, allo stesso tempo, voglio farne un messaggio a favore della prevenzione cardiaca.

Mi rivolgo, quindi, a Voi perché possiate sempre riuscire a salvaguardare e preservare questo presidio di vita. Non sono un manager della sanità, posso comprendere benissimo le difficoltà a far quadrare conti e personale. Riesco solo a contare i giorni di questa mia nuova vita. Ecco perché ritengo una missione unica garantire quell’avamposto di emergenza che si trova al primo piano dell’ala vecchia di via Testaferrata. La politica se ne faccia una ragione e la smetta di giocare a scacchi sul territorio della salute. Non Vi invidio. Il personale sempre più ridotto impone scelte razionali. Lo so, ogni reparto è importante perché la sofferenza è di chi entra in ogni singolo reparto dell’ospedale. Ma – da semplice cittadino salvato in emergenza – ritengo che quell’Area interventistica debba essere tutelata e difesa evitando una implosione incontrollabile e spaventosamente rischiosa per la cittadinanza. Non sta a me suggerire o indicare soluzioni; non ne sarei capace e qualsiasi cosa possa pensare in questo momento su alcune strutture del territorio provinciale dovrebbe essere suffragata da dati sull’utenza, su orari di servizio e qui mi fermo.

Ogni passo del mio Cammino sarà scandito dalla frequenza di un cuore che ho trascurato per troppo tempo e che ho imparato ad ascoltare solo da 36 mesi e qualche giorno. Non so se questi giorni saranno un atto di coraggio. Di una cosa sono sicuro: sarò sempre al fianco dell’Unità complessa di Cardiologia dell’Ospedale “Umberto I” e farò di tutto perché altre persone come me possano continuare ad avere la speranza di sognare un nuovo Cammino grazie a quegli uomini e a quelle donne. Mi pare si chiami eccellenza; io la chiamo più semplicemente vita.

Grazie per aver prestato la Vostra cortese attenzione a queste parole. Al mio ritorno sarò felice di condividere anche con Voi, in reparto, questo obiettivo raggiunto. Cordiali saluti e buon lavoro”.


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