Cronaca

Siracusa, morte carabiniere Licia Gioia: accusa derubricata a omicidio colposo

SIRACUSA – Da istigazione al suicidio a omicidio colposo: attenuata l’accusa nei confronti dell’ispettore di polizia, Francesco Ferrari, riguardo alla morte della moglie, la 32enne maresciallo dei carabinieri Licia Gioia. A indagini in corso, in attesa che il perito balistico nominato dalla Procura depositi a luglio la perizia, il pm Marco Di Mauro ha modificato il capo d’imputazione.

L’accusa resta grave ma di sicuro per l’omicidio colposo è prevista una pena meno afflittiva. L’istigazione al suicidio implica condotte da parte dell’indagato che avrebbero influito in quello che il linguaggio della giurisprudenza chiama “determinismo” della persona suicida, mentre l’omicidio colposo è compatibile con un incidente, che è probabilmente la tesi della difesa che difatti è soddisfatta di questa novità. Inoltre l’omicidio colposo è di competenza del giudice monocratico mentre l’istigazione al suicidio è di competenza della Corte d’Assise, laddove scaturisca, come in questo caso, la morte.

La giovane maresciallo dell’Arma originaria di Latina e in servizio nella caserma di viale Tica a Siracusa, è deceduta la notte del primo marzo per un colpo di pistola alla tempia; il marito poliziotto rimase ferito alla gamba. Tutto era avvenuto all’interno della camera da letto del villino della coppia, in contrada Isola a Siracusa. Si parlò subito di suicidio: secondo la tesi del marito, in seguito indagato, nel tentativo di disarmare la moglie e impedirle invano l’estremo gesto si era procurato la ferita alla gamba. Prima, come detto, è stato indagato con l’accusa di istigazione al suicidio, oggi l’accusa è di omicidio colposo.


In alto