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Crisi dei comuni, Anci Sicilia: sindaci “pronti a dimettersi” nell’assemblea di sabato

SIRACUSA – Dalla trentottesima assemblea dell’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani, che si è conclusa giovedì a Parma, sono emerse in particolare le criticità finanziarie, appesantite dalle ben note e vecchie carenze strutturali e dai vuoti consistenti delle piante organiche, che di fatto allontanano i 391 comuni siciliani dal resto del Paese.

Il grido di allarme lanciato dai sindaci siciliani a Parma, così come il 3 novembre con la manifestazione a Roma per presentare e illustrare al governo Draghi l’ipotesi normativa per salvare i loro Comuni, ritenuti vittime della mancata attuazione dello Statuto siciliano e dell’impossibilità di applicazione del Federalismo fiscale nell’Isola, alla luce della realtà sociale ed economica, ad iniziare dall’alto indice di disoccupazione e di povertà con la conseguente ridotta capacità di riscossione della finanza locale ad appena il 50 per cento con l’obbligo di garantire il non riscosso in Bilancio nel Fcde, il Fondo crediti di dubbia esigibilità.

L’Anci Sicilia ha quindi indetto per le ore 12 di sabato 13 novembre un’assemblea generale online dei Comuni siciliani, nel corso della quale verrà valutata la scelta di “dimissioni di massa dei sindaci”, pronti così a darne comunicazione ai 9 prefetti dell’Isola, se valutata “l’impossibilità di poter garantire i servizi ai cittadini e ad amministrare i propri territori come nel resto dei Comuni italiani”.

Lo si apprende da un lungo comunicato stampa del vicepresidente Anci Sicilia, Paolo Amenta, presidente del consiglio comunale di Canicattini Bagni, che riportiamo integralmente qui di seguito.

“Una crisi di sistema che allo stato attuale non permette a ben 250 Comuni siciliani su 391 di approvare i Bilanci di previsione 2021-2023 (solo in 152 hanno potuto farlo, e solo 74 hanno approvato il Conto Consuntivo 2020) con almeno oltre un centinaio di essi già in dissesto finanziario.

Come si vede il banco è ormai saltato e se non si trovano le giuste soluzioni non c’è altra scelta che le dimissioni dopo che da anni gridiamo le condizioni in cui versano i Comuni. Il documento di Parma così come quello di Roma, dove si rimarcava la gravità di questa situazione e le difficoltà nell’approvare i Bilanci per 250 su 391 Comuni, mentre la restante parte ha già dichiarato il dissesto o è sotto Piano di riequilibrio finanziario, non ha avuto l’attenzione che richiedeva da parte del Governo. I Comuni siciliani non sono con il cappello in mano a chiedere l’elemosina ma, di fronte ad una crisi di sistema, che va al di là delle questioni gestionali o politiche, sono necessarie riforme e scelte determinate.

Altro che risorse del Pnrr, i Comuni siciliani neanche li vedranno questi fondi, impossibilitati come sono ad offrire servizi adeguati ai cittadini e a realizzare investimenti, carenti come sono strutturalmente e di personale, in particolare qualificato, di cui si chiede urgentemente l’assunzione, per affrontare questa nuova scommessa europea. Non solo, ma come vado dicendo da dieci anni a questa parte, se non si tiene conto che in Sicilia il Federalismo fiscale non è attuabile per le condizioni che ogni volta vengono richiamate, ad iniziare dall’alto livello di disoccupazione, dalla riduttiva capacità di riscossione dei tributi a cui si aggiunge il fallimento di Riscossione Sicilia transitata in Agenzia delle Entrate, oltre alla crescita della povertà e del disagio sociale, che costringono i Comuni a non poter introitare finanza locale, l’unica ormai rimasta, e quindi ad indebitarsi ricorrendo ad anticipazioni di Tesoreria per garantire i servizi essenziali, non si può aprire nessuno tavolo di discussione.

In Sicilia – continua il vicepresidente di Anci Sicilia – a differenza di come recita la normativa sul Federalismo, non sono mai stati aperti i Tavoli di perequazione per poter analizzare e monitorare le realtà dei Comuni, però si preferisce penalizzarli ulteriormente costringendoli a capitalizzare nei Bilanci le quote di tributi, quindi di finanza locale, non riscossa, così quel 50% che a fatica si è riscosso, anziché poterlo utilizzare per pagare e garantire servizi, lo si deve accantonare inserendolo nello strumento finanziario dell’Ente, costretto, in questo modo, a fare debiti con la Tesoreria, sborsando fior di interessi passivi, per poter resistere e non chiudere. Adesso siamo arrivati ad un punto di non ritorno, da ciò la decisione di dimissioni di massa dei Sindaci che sabato si ritrovano in assemblea dopo le mancate risposte nazionali alle richieste dei Comuni siciliani.

Si è chiesta una previsione normativa finalizzata a delegare il Governo all’individuazione di specifiche disposizioni legislative per sostenere i Comuni siciliani in un’azione di rafforzamento della capacità di accertamento e riscossione dei tributi locali, anche attraverso deroghe alle disposizioni vigenti in materia di assunzione di personale. Nelle more, per ciascuno degli esercizi finanziari 2020, 2021, 2022 e 2023, autorizzare i Comuni siciliani all’accantonamento in Bilancio del Fondo crediti di dubbia esigibilità nella misura del 50 per cento. Differendo, altresì, viste le difficoltà sin qui riscontrate, l’approvazione del Bilancio di previsione 2021-2023 al 30 novembre 2021. E al fine di accompagnare il processo di efficientamento della riscossione delle entrate dei Comuni in condizioni di precarietà finanziaria, si è chiesto che la Regione Siciliana possa destinare contributi di natura corrente sulla maggior riscossione delle entrate proprie dell’Ente beneficiario, nel limite complessivo massimo di 300 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023. I contributi sono assegnati agli Enti Locali per i quali il rapporto tra l’importo dell’accantonamento al Fondo crediti di dubbia esigibilità nell’ultimo Bilancio di previsione approvato supera il 5 % delle entrate correnti dell’Ente, come risultanti dall’ultimo rendiconto approvato.

Come si vede – conclude Amenta – il quadro è alquanto drammatico e mi auguro che alla fine prevalga il buon senso, evitando che a pagare siano, come sempre, i cittadini, le imprese e i nostri giovani, con conseguenti tagli ai servizi, ulteriore aggravio della tassazione e mancato utilizzo dei fondi Pnrr per lo sviluppo. Intanto apprezziamo lo sforzo della Regione di schierarsi con i Comuni, sarebbe meglio però, allo stesso tempo, che gli trasferisse le somme dovute relativamente al Fondo perequativo e completasse i trasferimenti del Fondo autonomie locali per il 2021″.

(Foto generica)


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