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Piano Eni Versalis, i sindaci con Anci Sicilia rimettono in discussione il patto del Mimit

SIRACUSA – “Un’azione comune del territorio, necessaria e indispensabile, tra Anci, sindaci, sindacato e rappresentanti delle aziende, per chiedere con forza l’intervento immediato della Regione siciliana e del Governo nazionale in merito al piano di riorganizzazione che Eni-Versalis ha annunciato per il polo petrolchimico di Siracusa, che avrebbe conseguenze devastanti sul tessuto economico, industriale ed occupazionale della provincia aretusea e dell’area del sud est siciliano“. Questo quanto emerso lo scorso sabato mattina nella conferenza stampa promossa dal presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta, sindaco di Canicattini Bagni, nel raccogliere il grido d’allarme dei sindaci, che si è tenuta nell’aula consiliare del Comune di Siracusa.

Al centro dell’iniziativa le preoccupazioni dei sindaci, delle forze sociali e degli stessi rappresentanti degli industriali, sull’annuncio di Eni, risalente allo scorso autunno, di abbandonare la chimica di base anche a Priolo per una riconversione che prevede la realizzazione di una bioraffineria e di impianti di riciclo chimico. Un incontro che si è svolto oltre tre mesi dopo il primo di una serie di tavoli ministeriali sulla vertenza, che hanno condotto lo scorso 10 marzo alla firma del protocollo nella sede romana del Mimit da parte delle organizzazioni sindacali ad eccezione della sola Cgil.

A Siracusa sono intervenuti i sindaci dell’Aerca (Area ad elevato rischio di crisi ambientale) di Siracusa, segnatamente Francesco Italia di Siracusa, Marco Carianni di Floridia, Pippo Gianni di Priolo Gargallo, Giuseppe Di Mare di Augusta e Peppe Carta, primo cittadino di Melilli e presidente della quarta commissione all’Ars “Ambiente, territorio e mobilità”, oltre a Peppe Cassì di Ragusa, dove insiste uno stabilimento Eni Versalis.

Con loro, a raccogliere l’invito del presidente Amenta, c’erano anche i segretari provinciali delle organizzazioni sindacali, Roberto Alosi della Cgil, Giovanni Migliore della Cisl, Ninetta Siracusa coordinatrice della Uil, i rappresentanti di Ugl, nonché il presidente di Confindustria Siracusa, Gian Piero Reale.

Il piano di Eni avrebbe riflessi devastanti sui livelli occupazionali e nell’economia di tutti i Comuni della provincia e dell’intero sud est siciliano – ha detto il presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta, aprendo i lavori – Non possiamo restare inermi per cui l’Anci, raccogliendo il grido d’allarme dei sindaci e del territorio, prova a mettere insieme tutti i soggetti per chiedere l’intervento della Regione e del Governo nazionale affinché aprano immediatamente un tavolo di confronto sul Piano Eni alla presenza degli enti istituzionali del territorio, le forze sociali e i rappresentanti degli industriali. Di questo come Anci ci faremo portavoce, così come ci faremo portavoce del coinvolgimento dell’Europa affinché impegni investimenti nel rilancio produttivo di quest’area“.

Nel comunicato stampa diramato da Anci Sicilia, sono sintetizzate le criticità rilevate dai Comuni nel Piano di riconversione Eni: “Soprattutto in mancanza delle necessarie tutele alle aziende e ai lavoratori dell’indotto dell’intera filiera, da Isab a Sonatrach, Air Liquide e Sasol, che Eni non ha fornito, a partire dalla formazione e riqualificazione dei lavoratori nelle fasi transitorie e la previsione di ammortizzatori nella transizione. Così come restano nel vago iniziative e processi di bonifica e riqualificazione delle aree dismesse che Eni con le sue controllate potrebbe mettere a disposizione di terzi per nuovi progetti produttivi di riconversione in linea con la transizione energetica, che rilancerebbe il ruolo del polo industriale siracusano, l’economia e l’occupazione di un’intera area. Chiedendo, altresì, alla Regione, che non ha firmato il piano Eni, e al Governo nazionale, che il futuro del depuratore consortile Ias continui ad essere di servizio al territorio provinciale e al polo industriale, in un’ottica di interventi e investimenti di sostenibilità e controllo ambientale. Il rischio, hanno sottolineato i sindaci che hanno partecipato alla conferenza stampa, è che i costi sociali di questa crisi, così come di quelli relativi alle bonifiche e alle riqualificazioni, possano ricadere sulle istituzioni locali, già di per sé al collasso, e sulla stessa Regione“.

I Comuni siciliani, come abbiamo più volte denunciato, sono già al collasso dal punto di vista finanziario, anche per gli alti costi energetici che subiscono, tanto che la quasi totalità di essi non ha ancora approvato i bilanci di previsione – ha aggiunto il presidente Amenta – e lo smantellamento di gran parte della produzione industriale in quest’area, per i problemi sociali che questa causerebbe, anche in termini di sicurezza, oltre ai mancati introiti di Irpef e Imu nella casse comunali, darebbe ai Comuni e ai servizi da essi erogati il colpo di grazia. L’industria produce ricchezza in questa provincia, oltre il 50 per cento del Pil, mentre in Sicilia si è speso appena il 7 per cento dei fondi comunitari per lo sviluppo 2021-27, parte dei quali, nella loro rimodulazione, potrebbero essere destinati, così come il fondo europeo per l’innovazione industriale, a far ripartire l’attività produttiva in quest’area, avviando quel processo di formazione e di riconversione ecologica e sostenibile che attendiamo da tempo. Coinvolgeremo in questo anche i prefetti di Siracusa e Ragusa e tutte le forze del territorio per una piattaforma unitaria“.

Da qui la richiesta di un immediato intervento al governatore Renato Schifani, a cui è indirizzato un documento comune, affinché Eni, azienda a partecipazione statale, sia invitata a riconsiderare il proprio piano aziendale.

La questione è molto più grave di quella che viene rappresentata – ha concluso Peppe Carta, sindaco di Melilli e presidente della quarta commissione all’Ars – perché non tiene conto dell’apporto che quest’area ha dato allo sviluppo del Paese. Il piano aziendale annunciato da Eni colpisce non solo l’occupazione, lo sviluppo del porto di Augusta e l’economia delle famiglie, ma anche il prosieguo dei servizi essenziali dei Comuni per i mancati introiti che subirebbero. La Regione così come i Comuni interessati non hanno firmato il patto di Eni per la poca chiarezza sul piano occupazionale definito “a regime”. Quel regime che non è stato mai raggiunto a Gela. Questa è un’area dove non è stato programmato alcun investimento per il futuro e il suo rilancio in chiave sostenibile. E allora il polo petrolchimico siracusano diventi una vertenza nazionale per quello che rappresenta e può rappresentare nel futuro energetico del Paese“.

Ad essere chiamato in causa con la Regione, dunque, anche il Governo nazionale, con il quale i sindaci del quadrilatero industriale (Siracusa, Augusta, Melilli e Priolo) avevano già polemizzato lo scorso novembre per il mancato invito al tavolo ministeriale sulla vicenda del depuratore consortile Ias.


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