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eToro: dai servizi disponibili alla tassazione, tutto quello che c’è da sapere oggi sul broker 

Si può affermare, senza timore di essere smentiti, che eToro sia attualmente uno dei broker più apprezzati nel mondo del trading online. I numeri che lo testimoniano -sia quelli riferiti a nuovi clienti, sia quelli relativi alle metriche di bilancio– rappresentano la cornice di un meccanismo quasi perfetto, sintesi di qualità assoluta nei servizi erogati e di contenimento dei costi a carico dell’investitore. Tuttavia, un aspetto che spesso viene trattato marginalmente, è quello fiscale. A questo proposito è possibile affidarsi al web e ricercare su Google “pagare tasse etoro” al fine di trovare tutte le informazioni necessarie per analizzare punto per punto il tema tributario.

Gli adempimenti fiscali per gli utenti eToro

Occorre precisare subito che la società israeliana non funge da sostituto d’imposta, quindi l’investitore non potrà usufruire del regime amministrato; dovrà bensì optare per quello dichiarativo, con tutti gli adempimenti conseguenti a suo carico. Anche se tale situazione potrebbe indisporre sotto un profilo burocratico, in realtà presenta un sostanziale vantaggio: infatti, dovendo presentare la dichiarazione nell’anno solare successivo rispetto a quello a cui fanno riferimento le operazioni concluse, si può ottenere un’ottimizzazione della compensazione.

Quando si apre e si chiude un’operazione su un determinato mercato finanziario si genera un risultato netto, che può essere positivo -trattasi di plusvalenza– o negativo -trattasi di minusvalenza-: nel primo caso all’importo verrà applicata un’aliquota d’imposta che sarà sottratta al guadagno, nel secondo caso la perdita verrà registrata, per essere eventualmente utilizzata ad abbattimento dell’imponibile di una futura plusvalenza, tenendo presente che le minusvalenze possono essere utilizzate a compensazione per quattro anni a partire da quello in cui è stata realizzata.

Molti investitori in regime dichiarativo credono erroneamente che gli adempimenti fiscali si concretizzino solo nel momento in cui si realizzi una plusvalenza, in realtà la normativa è più complessa, in quanto il contribuente non ha solamente obblighi di versamento imposte, ma anche di comunicazione dati. Nella certificazione, infatti, oltre al quadro RT in cui bisogna registrare le operazioni concluse nell’anno di riferimento, evidenziando plusvalenze o minusvalenze, va compilato anche quello RW, per il versamento IVAFE e per la segnalazione di consistenza su depositi esteri.

eToro: La tassazione nell’operatività con i CFD

La peculiarità di eToro risiede nelle diverse modalità di investimento che mette a disposizione dei propri clienti, con riflessi inevitabili sul trattamento fiscale dell’operatività. Nello specifico i Contratti per Differenza, siano essi su un indice, su una materia prima, su un’azione o su una criptovaluta, generano, in caso di guadagno, plusvalenze riferibili a redditi diversi, a cui va applicata un’aliquota del 26%.

Naturalmente eventuali minusvalenze possono compensare plusvalenze di stessa natura (redditi diversi). Anche le azioni negoziabili in DMA, in linea di principio godono dello stesso trattamento dei CFD, ad eccezione dei dividendi: questi, infatti, essendo redditi da capitale, non possono essere usati in compensazione e nello specifico eToro, quando accredita un dividendo, applica una ritenuta del 30% per via della doppia tassazione su titoli esteri.

Etf in DMA: cosa c’è da sapere sulla fiscalità

Su eToro naturalmente è possibile acquistare fondi passivi. Tali strumenti, chiamati etf, si dividono in due macro categorie: armonizzati e non armonizzati. I guadagni generati da etf non armonizzati non sono soggetti alla ritenuta del 26%, ma vanno a contribuire alla formazione della base imponibile da reddito lavorativo, su cui si applicheranno le aliquote progressive IRPEF.

Gli etf armonizzati invece hanno una doppia natura: le plusvalenze fanno riferimento a redditi da capitale e le minusvalenze a redditi diversi; da ciò si evince che un guadagno su tale strumento non può essere usato in compensazione, mentre una perdita può compensare una plusvalenza da redditi diversi, ad esempio da azioni o CFD, puntualizzando che le compensazioni sono eseguibili nel medesimo regime.

Le criptovalute acquistate in modalità diretta hanno un trattamento differente rispetto ai CFD che replicano il prezzo del token: infatti la conversione di valuta fiat in criptocurrency non è considerata dall’agenzia delle entrate attività speculativa, di conseguenza non è prevista alcuna imposta, eccetto il caso in cui nel corso di un anno il valore dell’asset superi per sette giorni consecutivi una determinata soglia, nel qual caso si dovrà versare l’imposta del 26%.


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