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Restaurato l’organo della Cattedrale di Siracusa

organo cattedrale

 

SIRACUSA – Oltre dodici mila componenti, dotato di 36 registri, per un totale di 2308 canne, che
hanno dimensioni che vanno dai 5,50 metri di altezza fino ai 2 cm. Sono questi i numeri
dell’organo della Cattedrale. Dopo 14 mesi è stato completato il restauro in un laboratorio
da parte dell’azienda ragusana di Antonio e Alessandro Bovelacci. Adesso l’organo sarà
rismontato e rimontato nel presbiterio in Cattedrale.
“L’organo risale al 1914 quindi ha un secolo di vita. Il lavoro di restauro si è reso necessario
perché da più di 30 anni l’organo non era in condizione di suonare – ha spiegato mons.
Sebastiano Amenta, vicario generale dell’Arcidiocesi –. Siamo a metà del lavoro. L’organo,
dopo essere stato rimontato nel laboratorio e restaurato, dovrà essere trasferito in Cattedrale.
E’ uno strumento unico per il nostro territorio: 2300 canne, 36 registri, migliaia di componenti.
Tre le fonti di finanziamento: il 60 per cento la Regione Siciliana, il 25 per cento la Cei, con
una quota dell’8 per mille destinata al restauro e la restante parte è stata coperta con i
proventi che ci derivano dalla fruizione turistica della Cattedrale. Questo ci consente di
affrontare anche le spese di recupero della cella organaria ed il restauro del prospetto ligneo
settecentesco. Una sinergia di intenti che ha coinvolto anche la Sovrintendenza per un
risultato eccezionale”.
Il parroco della Cattedrale, mons. Salvatore Marino, ha portato il suo saluto: “La liturgia ha
bisogno della musica che tra le arti è la più trascendente. L’organo è uno strumento quindi
fondamentale e noi siamo lieti che a breve potrà nuovamente accompagnare le celebrazioni
in Cattedrale”.
Infine Antonio Bovelacci, organaro restauratore, è entrato nel dettaglio: “Esattamente 25
anni fa mio figlio Alessandro ed io abbiamo avuto il privilegio di essere gli unici allievi del
maestro Michele Polizzi junior di Modica, ultimo rappresentante delle omonima prestigiosa
ditta che in un secolo di attività ha dotato le chiese siciliane di 127 pregevoli strumenti
tutti apprezzati per affidabilità ed eufonia. Dalla citata esperienza è nata la nostra ditta
che fino ad oggi ha effettuato circa  80 restauri in tutta la Sicilia.
L’organo della Cattedrale di Siracusa è il secondo per grandezza della produzione Polizzi.
Porta il numero di catalogo numero 52. Come scrivono i collaudatori dell’epoca si tratta di
una vera e propria opera d’arte. 
Lo strumento è composto di due tastiere di 58 tasti cadauna
e di una pedaliera di 27 pedali. E’ dotato di 36 registri che in pratica sono i colori di cui è
dotato l’organo, per un totale di 2308 canne; è alimentato da due grandi mantici a lanterna.
Le canne di questo organo hanno dimensioni che vanno dai 5,50 metri di altezza fino ai 2 cm.
Il materiale è prevalentemente costituito da una lega di stagno e piombo. Altre in legno ed
altre in zinco. 
Abbiamo iniziato i lavori di restauro censendo tutte le canne e le altre parti
componenti dell’organo. Abbiamo trasportato tutti i materiali, restaurato tutte le parti meccaniche
formate da circa 12 mila componenti, abbiamo restaurato 18 somieri, che sono quelle parti
che sostengono ed alimentano le canne. Abbiamo restaurato i mantici per potere dare aria
al sistema, collegato due tastiere di servizio, e rimontato il tutto nella posizione originaria
delle parti. Quindi è cominciata l’operazione della intonazione che consiste nel far emettere
alle canne il giusto timbro in relazione al registro di appartenenza. 
L’intervento fino ad ora è
durato 14 mesi ed ha visto impiegate a tempo pieno 4 persone. Adesso inizieremo il graduale
smontaggio di tutte le parti che verranno posizionate nella cella organaria restaurata della
Cattedrale. Sarà progressivamente montato e collegato meccanicamente e pneumaticamente.
Si procederà all’intonazione definitiva delle canne che deve essere adattata all’acustica della
Chiesa. Infine si concluderà con la lunga fase dell’accordatura finale che consiste nel realizzare
il perfetto unisono tra tutte le componenti”.


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