Salute & Benessere

Sicurezza sul lavoro, articolo 2087 e Covid-19

Da sempre l’art. 2087 cc gioca un ruolo molto importante in materia di sicurezza e prevenzione sul lavoro. Leggendo un articolo che tratta proprio il ruolo dell’art. 2087 cc presente sul sito sicurya.net apprendiamo infatti che il principio di carattere generale in esso indicato continua a valere anche adesso. In relazione alla attuale emergenza sanitaria dovuta al Covid-19.

  • Il presupposto dell’art. 2087 cc

Il codice civile all’articolo 2087 manifesta la cosiddetta “norma di chiusura“. Nel senso che, in tutte quelle situazioni per cui il D.Lgs. 81/08 non prevede una sanzione in modo esplicito. Può trovare applicazione quanto previsto in questo articolo.

Si tratta sostanzialmente di un principio in base al quale si sancisce il fatto che a carico del datore di lavoro vi sia un obbligo di sicurezza. Ciò anche in tutte quelle situazioni che il Testo Unico Sicurezza non prende in considerazione in modo esplicito.

Si ribadisce cioè il concetto secondo cui il datore di lavoro deve tutelare il lavoratore con tutte le misure che secondo la particolarità del lavoro si rendono necessarie. Al fine di escludere la responsabilità in caso di infortunio il datore di lavoro deve, in base all’esperienza ed alla tecnica, adottare specifiche misure di sicurezza.

Il datore di lavoro dovrà quindi valutare la specifica attività lavorativa, le condizioni di lavoro e gli ambienti di lavoro. In base a questi aspetti può essere necessario adottare specifiche misure.

  • Gli spunti forniti dal codice civile

Il concetto insomma è duplice. Da un lato si prevede che la prestazioni lavorative debbano svolgersi nel pieno rispetto delle misure di sicurezza dettate dalle normative. Tutto ciò però non basta.

È richiesto al datore di lavoro di conoscere a molto a fondo la specificità delle mansioni che ci sono nella propria azienda. Nonché, quindi, i relativi rischi.

In virtù di ciò dunque, in base all’art. 2087 cc dovrà agire di conseguenza. Andando ad adottare tutte le misure che possano essere utili a ridurre i rischi al minimo.

Il luogo di lavoro quindi deve essere fatto oggetto di attenta analisi a 360 gradi. Infatti non dimentichiamo che è richiesto di tutelare l’integrità psico-fisica del lavoratore. Cioè bisogna tutelare il lavoratore non solo dal punto di vista fisico ma anche psichico.

Su questa scia poi si innestano tutte quelle tematiche legate a stress e mobbing che sempre più spesso si vedono affrontate nelle aule di tribunale.

Pertanto non è più assolutamente sostenibile l’ipotesi secondo cui il datore di lavoro si limita a rispettare gli stretti obblighi normativi e, magari, pensando a grandi realtà aziendali si possa giustificare sostenendo che non aveva contezza di una certa fase di lavoro.

  • Onere di provare l’adozione di misure di sicurezza

Proprio riguardo contenziosi civili e/o penali in tema di sicurezza sul lavoro. Sappiamo bene che il primo responsabile in azienda è il datore di lavoro. Questo perché la responsabilità della gestione aziendale è suo compito ed a quest’ultimo afferiscono i poteri decisionali e di spesa in materia.

È quindi responsabilità del datore di lavoro provare il fatto che sono state adottate tutte le possibili e ragionevoli misure di sicurezza. Pena il fatto che si concretizzi una ipotesi di responsabilità oggettiva in capo a quest’ultimo.

Cioè, il datore di lavoro diligente, anche nel rispetto di quanto previsto dall’art. 2087 cc, dovrà costruire una serie di elementi tali per cui potrà provare in giudizio il fatto che ha diligentemente seguito tutti i precetti normativi. Questo presuppone ad esempio il fatto che sia stata messa in campo una squadra di figure professionali competenti ed adeguate alle necessità aziendali.

Ancora, che sono state adottate misure specifiche legate alle attività svolti e che sono stati svolti controlli periodici sul rispetto delle misure di sicurezza in essere. Nonché che i lavoratori erano adeguatamente informati e formati. Non solo, gli aspetti da valutare sono tantissimi e, per ovvi motivi di spazio, non possiamo esaurirli tutti nello spazio di un articolo.

  • Il riferimento alla “tecnica” presente nell’art 2087 cc

Un punto cruciale dell’art. 2087 cc è dato dal riferimento che viene fatto alla tecnica. Chiama direttamente in causa le conoscenze tecniche in essere in determinati periodi storici. Nonché quindi il progresso tecnologico e lo stato dell’arte.

Tante volte infatti in azienda si vedono lavoratori che utilizzano macchine datate, purché rispondenti all’Allegato V del D.Lgs 81/08 o, comunque, dotate di marchio CE. Queste macchine spesso subiscono anche delle modifiche finalizzate al miglioramento produttivo.

Tutto questo senza però spesso chiedersi se sia necessario andare a rivedere e, nel caso, migliorare le misure di sicurezza in essere oppure no. In una azienda in cui venga fatto effettivamente uso di una macchina “datata” si potrebbe rendere necessario un adeguamento.

La stessa Direttiva Macchine ormai inizia ad avere i suoi anni. Se poi pensiamo al fatto che spesso capita di vedere nelle aziende macchine con marchio CE prodotte magari nel 1998 o nel 2000. Parliamo ormai di macchine “vecchie” di circa 20 anni. Queste funzionano benissimo, per carità.

Ma siamo davvero sicuri che le sicurezze che offrono possano considerarsi adeguate? L’art. 2087 cc d’altro canto chiede espressamente di fare una valutazione periodica delle misure di sicurezza.

Questo applicato alle macchine equivale ad analizzare lo stato dell’arte prendendolo come riferimento e confrontare quest’ultimo con quello presente nella propria azienda. Il problema quindi è come fare a fissare lo stato dell’arte.

Chiaramente il tema è complesso e interessante. Non essendo però il focus dell’articolo, ci limitiamo qui solo a segnalare la potenziale criticità.

  • Art 2087 cc e Covid-19

Veniamo invece ora alla recente attualità. Da inizio anno è esplosa la pandemia di coronavirus. Dopo il lockdown di marzo 2020, alla ripresa delle attività lavorative, i datori di lavoro si sono interrogati a lungo circa le eventuali conseguenze ed i possibili risvolti in tema di responsabilità a cui si può andare incontro in caso di eventuali lavoratori che dovessero risultare positivi e nell’ipotesi in cui tale contagio sia riconducibile all’attività lavorativa svolta.

Discorso immediatamente collegato a questo è stato quello relativo alla necessità o meno di dover andare ad aggiornare la valutazione dei rischi aziendali.

Sul tema, dopo varie indicazioni ondivaghe fornite da varie fonti autorevoli, si è assistito ad una rarità in tema di sicurezza sul lavoro. Cioè al fatto che il governo ha messo nero su bianco le indicazioni da seguire per evitare di incorrere nelle responsabilità previste dall’art. 2087 cc.

Anzitutto è fondamentale chiarire una cosa. Cioè che, anche ammesso di non andare incontro alle responsabilità di cui all’art. 2087 cc, questo non vuol dire in alcun modo che non vi siano responsabilità di sorta per le aziende ed in particolare per i datori di lavoro sul tema Covid-19.

Procediamo per gradi ed andiamo ad analizzare questi due grandi aspetti appena indicati così da chiarire bene la situazione.

  • La lunga storia…

Dopo un tira e molla durato mesi ad inizio giugno è arrivata la legge numero 40 del 5 giugno 2020. Questa prevede che al fine di garantire una adeguata tutela contro il rischio di contagio da Covid-19 in relazione all’art. 2087 cc i datori di lavoro devono dimostrare di aver adottato tutte le misure previste dal protocollo condiviso di misure anti contagio dello scorso 24 aprile 2020.

Tale protocollo, strutturato in 13 punti, indica tutti gli aspetti da valutare e calare nelle specifiche realtà aziendali per garantire quello che si ritiene sia un adeguato livello di sicurezza dei lavoratori.

Il fatto che si sia arrivati a mettere nero su bianco quanto sopra indicato rappresenta senza dubbio una misura senza precedenti. Fino a ieri infatti, mai si era vista indicata in un disposto normativo la strada per avere la garanzia di aver adempiuto a quanto richiesto dall’art. 2087 cc e dal relativo debito di sicurezza nei confronti del datore di lavoro.

Una cosa del genere, in condizioni “normali”, non era assolutamente pensabile infatti. Questo perché non è possibile indicare una strada da seguire che potesse valere per tutte le specifiche necessità aziendali e per tutti i possibili fattori di rischio e mansioni. Pertanto veniva demandato al datore di lavoro l’onere di valutazione e gestione di tutto quanto ritenuto necessario per adempiere al disposto in questione.

Invece, per quanto riguarda il Covid-19, stante la particolare situazione di emergenza in essere, si è ritenuto opportuno intervenire con uno specifico disposto normativo. Questo dunque fuga ogni dubbio ed aiuta a chiarire la già complessa situazione.

  • Le conclusioni

Relativamente all’onere di sicurezza posto in capo al datore di lavoro dall’art. 2087 cc in relazione al Covid-19 è possibile ritenere che l’azienda in cui siano applicate in modo efficace ed adeguatamente contestualizzato alla specifica realtà le misure previste dal protocollo anti contagio dello scorso 24 aprile vada indenne da tale tipo di responsabilità.

Questo, al contempo, non vuol dire avere una sorta di “scudo” nei confronti di eventuali contagi che dovessero avvenire in azienda. Bensì aiuta i datori di lavoro a gestire nel modo adeguato questo specifico fattore di rischio.

  • L’aggiornamento del Dvr

In relazione poi al documento di valutazione dei rischi è necessario anzitutto andare a distinguere due possibili situazioni. Il Covid-19 viene inquadrato nell’ambito del rischio biologico. A riguardo però ci sono aziende che hanno tra i loro rischi specifici quello biologico e quelle invece, per le quali, il rischio biologico, prima della attuale emergenza sanitaria non era presente. Ovvero, quantomeno, rappresentava un rischio del tutto giustificabile.

Bene, premesso che in entrambi i casi sarà necessario andare ad adottare opportune misure di sicurezza. Fosse solo per rispettare quanto previsto dal protocollo di cui al paragrafo precedente. Così facendo dunque, l’azienda, dovrà andare comunque a rivedere le proprie misure di sicurezza. Dunque, in modo più o meno formale, andrà ad aggiornare la propria valutazione dei rischi introducendo queste nuove misure anti contagio.

A riguardo, inoltre, anche qui è intervenuto il Dl 7 ottobre 2020 n. 125. Questo all’art. 4 ha recepito la direttiva europea 2020/739. In pratica è stato modificato l’allegato XLVI del D.Lgs. 81/08 in cui nella sezione virus è stato aggiunto il SARS-CoV-2, che è stato identificato come un agente biologico appartenente al gruppo 3.

Stante ciò, fermo restando il fatto che stiamo parlando di un rischio esogeno rispetto alla singola realtà lavorativa, tutte le aziende sono chiamate a valutare e gestire i rischi correlati con questo agente biologico.


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