Cronaca

Siracusa, criminalità organizzata: la relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia

SIRACUSA – “Nella provincia aretusea, le attività illecite rimangono prerogativa delle organizzazioni storicamente radicate nel territorio. Queste, nonostante siano state anch’esse colpite, nel tempo, da numerose indagini che ne hanno decapitato i vertici, riuscirebbero comunque a mantenere una significativa portata criminale. Le dinamiche strategiche e operative continuano ad evidenziare i tradizionali forti legami con taluni clan e famiglie catanesi, che concorrono alla perdurante pax mafiosa; condizione, quest’ultima, prodromica alla spartizione dei settori criminali e delle aree di influenza di ciascuna articolazione.

È quanto emerge dalla relazione del ministro dell’Interno Minniti al Parlamento sull’attività svolta e i risultati conseguiti dalla Dia nel secondo semestre del 2016. La relazione contiene una disamina anche sulla criminalità organizzata siracusana.

“Nello specifico, l’agglomerato urbano siracusano rimane conteso tra il clan Bottaro – Attanasio  (legato a quello catanese dei Cappello), ed il clan Santa Panagia, frangia cittadina del ramificato clan Nardo- Aparo – Trigila , in rapporti con la famiglia etnea dei Santapaola. Nel semestre in esame – si legge. , un’articolata operazione della Polizia di Stato, denominata “Borgata”, ha messo in luce il tentativo di un sodalizio criminale operante nel quartiere “Borgata” di Siracusa, di rendersi autonomo dallo schieramento Bottaro –  Attanasio, del quale costituiva un sottogruppo. Il sodalizio del quartiere Borgata, infatti, nonostante le vicissitudini giudiziarie dei suoi appartenenti, si era ricostituito per volere del suo leader, con l’intento di affrancarsi dal citato schieramento”.

“Per quanto concerne il territorio della provincia, il controllo risulta esercitato dai sodalizi riconducibili al citato clan Nardo –Aparo – Trigila  e da sue filiazioni. Il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, nonché le estorsioni, costituiscono a tutt’oggi i principali canali di finanziamento dei clan aretusei. In tal senso – continua -, gli esiti di un’indagine, che ha abbracciato il periodo 2010 – 2015, ha recentemente attualizzato l’esistenza di ottimi rapporti con le ‘ndrine calabresi per l’approvvigionamento della droga. Si tratta dell’operazione denominata “Ultimo Atto”, che ha consentito di accertare come il clan Trigila, nonostante la perdurante detenzione del suo vertice , avesse continuato, per il tramite di stretti congiunti, a rifornire le piazze di stupefacenti della provincia siracusana grazie alle intese con elementi apicali della ‘ndrina dei Sergi. Altrettanto significativo delle interconnessioni tra più organizzazioni criminali è l’arresto  del capo di una famiglia dell’Aspromonte reggino individuato nella frazione di Belvedere, ove trascorreva la latitanza, e di cui si dirà anche nel capitolo dedicato alla criminalità organizzata calabrese”.


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