Archivio

La delegazione dell’Accademia della cucina ha visitato le mense dell’Antichità

1-Accademici di Siracusa al Museo Paolo Orsi di Siracusa (7)

Siracusa  – La Delegazione dell’Accademia Italiana della Cucina visita LE MENSE DELL’ANTICHITA’ al Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi di Siracusa nei giorni una nutrita rappresentanza della Delegazione di Siracusa dell’Accademia Italiana della Cucina, condotta dal Delegato Angelo Tamburini, ha visitato il Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa dove è stata accolta dal Direttore Dott.ssa Gioconda Lamagna che ha guidato personalmente il gruppo degli Accademici, con grande competenza ed amabilità, alla scoperta di pregiati reperti de “Le Mense dell’Antichità”. L’itinerario ha avuto inizio dal periodo arcaico in cui si sono ammirati alcuni reperti utili all’uomo per la lavorazione primordiale dei cibi. I reperti dell’antichità, esposti al Museo Archeologico “Paolo Orsi”, svelano proprio quest’aspetto della vita quotidiana del passato che ancora oggi riecheggia tra le abitudini moderne. In alcune coppe di ceramica, gli Accademici hanno osservato la rappresentazione di un gioco tipico dell’antichità a cui i commensali, durante le lunghe ore del banchetto, si dedicavano tra una portata e l’altra. Si chiamava “kottabos” e pare sia stato inventato proprio in Sicilia come raccontava Anacreonte (consisteva, con abile torsione del polso e con slancio, nel gettare dal calice le ultime gocce di vino verso un piccolo piatto sospeso su in piedistallo al centro della sala, il tutto sdraiati sul triclivium). Tra i rinvenimenti negli abitati e nelle necropoli, i piatti decorati con pesci di varie tipologie, tra cui uno esposto al Museo “Paolo Orsi” e proveniente dall’area della stazione ferroviaria, con una strana concavità al centro che, ha spiegato la Dott.ssa Gioconda Lamagna, serviva per intingere i bocconi di pesce, quasi sempre arrostito, in una salsa tipica. Dai ricettari antichi, si apprende che la carne e il pesce venivano anche sbollentati e poi conservati con spezie e salse. Fra i reperti più significativi, il rilievo funerario rinvenuto a Piazza della Vittoria, accanto al Santuario della Madonna delle Lacrime in cui è rappresentata una coppia di commensali (i defunti, appunto) davanti a una tavola imbandita ed in cui si scorgono uva, melograni e mele e anche una forma di pane e del formaggio. Da Mègara Hyblaea, nei pressi di Augusta, proviene un servizio d’argento con mestolo e coppa: un tesoro rinvenuto dai archeologi francesi nel 1954 e appartenuto ad una casa aristocratica.

In conclusione,vien di riflettere sul fatto che, un banchetto ha sempre rappresentato anche un momento di aggregazione sociale divenendo nel contempo occasione ludica, educativa, politica ed attraverso cui iniziare un viaggio nel passato durante il quale si ritrovano usanze, tradizioni e pietanze che ancora oggi si tramandano nel tessuto sociale siciliano: un contesto davvero particolare, possedendo il più alto numero di riconoscimenti dall’Unesco, ben dieci, tra patrimonio materiale e immateriale: i sette siti inseriti nella World Heritage List (Whl) – la Valle dei Templi, la Villa Romana del Casale, le Isole Eolie, il Val di Noto, Siracusa e Pantalica, l’Etna, Palermo arabo normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale (del luglio di quest’anno) – insieme a «L’Opera dei Pupi» e «La vite ad alberello di Pantelleria», nel patrimonio immateriale; oltre al fatto che la Regione può vantare la propria centralità nel rappresentare il bene immateriale transnazionale: “La Dieta Mediterranea” (che proprio in Sicilia ritrova tanti prodotti agro-alimentari d’eccellenza).

Visitare “Le Mense dell’Antichità” al Museo “Paolo Orsi” è stato, per la Delegazione di Siracusa dell’Accademia della Cucina, con la preziosa guida della Dott.ssa Gioconda Lamagna un percorso culturale affascinante non solo come recupero del passato, ma come riscoperta della cultura di accoglienza, di convivenza e di integrazione, che, nel territorio siciliano ha assunto, nel tempo, le sembianze di una vera e propria filosofia di vita.


In alto