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Vertenza petrolchimico, in scena lo sciopero generale: Cgil-Uil in corteo, Cisl in prefettura

SIRACUSA – Cgil e Uil hanno dato vita a un lungo corteo dalla portineria ovest del petrolchimico di Priolo, attraverso la provinciale 114, fino al palazzo municipale di Priolo. La Cisl, dopo un sit-in piazza Archimede in Ortigia, ha ottenuto udienza dal prefetto, che nel tardo pomeriggio riceverà comunque anche la delegazione degli altri due sindacati. Così è andata in scena la particolare mattinata del sindacato diviso sulla vertenza del polo industriale siracusano, scaturita dall’annuncio di fine ottobre del piano di investimenti green di Eni-Versalis che però prevede la chiusura dell’impianto di cracking di Priolo Gargallo.

Comunque tutte e tre le sigle sindacali, con le rispettive categorie del settore industria, intendono interpellare i governi regionale e nazionale affinché si definisca il piano di investimenti pubblici e privati per la riconversione della zona industriale.

Per Cgil e Uil, l’hanno reclamato dal palco di via Nicola Fabrizi di fronte al Comune di Priolo, su cui ha preso la parola anche il sindaco Pippo Gianni, i segretari regionali della Cgil, Alfio Mannino e della Uil Sicilia area vasta, Luisella Lionti e i segretari provinciali di Cgil, Roberto Alosi e della Uil (con delega al territorio siracusano), Ninetta Siragusa.

Rivendichiamo un piano industriale integrato che coinvolga tutti i soggetti – si legge nella nota congiunta, a margine, dei segretari sindacali di Cgil e Uil – Temiamo che la fuga in avanti di progetti che prevedano la chiusura di Eni Versalis e un progetto di riconversione nel 2028-29, se non concertato con tutti gli altri soggetti del mondo industriale, rischino di trasformarsi in un boomerang. Abbiamo avuto una grandissima adesione allo sciopero, nessuno pensi di avviare delle azioni di cambiamento senza tenere conto delle proposte da parte del mondo dei lavoratori e dunque delle organizzazioni sindacali. Questa è la prima di una lunga protesta, andremo avanti fino a quando il Governo regionale non istituisca un tavolo attorno al quale si possano sedere tutti i soggetti preposti, per poter traghettare la transizione energetica di cui ha bisogno questo territorio“.

Ribadiamo che non è uno sciopero contro qualcuno – precisano Cgil e Uil – ma di rivendicazione di uno sviluppo eco-sostenibile per il territorio. C’è bisogno di un progetto che comprenda tutto il polo industriale e non soltanto alcune aziende. Faremo tutta una serie di iniziative e di incontri con i Comuni per parlare alla gente, affinché ci sia un futuro economico-industriale che guardi all’ambiente con una sensibilità diversa e con gli obiettivi di slancio che ci pone l’Europa. Utilizziamo, in definitiva gli strumenti della manifestazione per dire no ad una politica sorda e assente che promette investimenti a fronte di dismissioni. I lavoratori vogliono risposte, non si può pensare ad una transizione ecologica senza pensare al futuro dei lavoratori stessi: la transizione energetica non può essere pagata dai lavoratori“.

La Cisl, ritrovatasi dinanzi alla prefettura di Siracusa, ha redatto un documento consegnato al termine del sit-in al prefetto Giovanni Signer da parte della delegazione composta dal segretario confederale uscente Eugenio Elefante e dai segretari generali di Femca, Filca, Fim, Fisascat, Flaei e Fit.

L’iniziativa di mobilitazione dell’intero settore industria della Cisl provinciale – si legge nel documento in premessa – intende sostenere convintamente la strategicità dell’intera area industriale per il tessuto economico del territorio siracusano. Il più grande polo energetico d’Italia rappresenta, ancora oggi, il 60 per cento del Pil di questa provincia occupando, tra lavoratori diretti e dell’indotto, oltre 10mila persone. L’area industriale siracusana è, storicamente, la più consolidata e strutturata del Paese. Da sempre leader per la produzione e logisticamente attrattiva per i mercati europei e non solo“.

Se da un lato si precisa che “la Cisl – abbiamo ribadito pubblicamente e durante le assemblee svolte con i lavoratori della zona industria – è per una transizione e una riconversione del più grande polo industriale italiano verso l’era green“, il sindacato evidenzia le criticità quali “il fermo di alcuni impianti, già avvenuto nelle ultime settimane a Sasol, insieme all’incertezza sul reale futuro dell’impianto Ias, rischiano, in mancanza di interventi concreti, di provocare un effetto domino che, insieme agli stabilimenti, coinvolgerebbe i lavoratori. Un potenziale rischio sociale che il nostro territorio non può permettersi per non restare isolato nel panorama economico regionale e nazionale“.


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